Breve tour della peste di Albert Camus

La pandemia che attualmente devasta il mondo ha nuovamente portato l’attenzione sul romanzo di Albert Camus La peste (1947) (1913-1960).

Concepita come metafora dell’occupazione nazista in Francia e della resistenza che coraggiosamente lo opponeva, la forma scelta è quella della cronaca dettagliata di una città sotto il dominio e l’isolamento di una terribile piaga.

In questo modo, il testo si apre, fondamentalmente a due possibilità di lettura che tuttavia hanno molti elementi in comune.

La città scelta come ambientazione è Oran, negli anni ’40. Rieux, il medico, è il personaggio centrale in cui cade il maggior peso dell’azione e emblema dell’atteggiamento individuale di resistenza.

Gli altri stanno sudando cambiamenti di atteggiamento e assumono ruoli diversi di fronte all’avanzata della peste. Con tutti loro coesiste in tutta la vasta lettura.

Non sempre agiscono per ragioni che possono essere dichiarate, tuttavia, il loro lavoro è il prodotto di una natura che scoprono nelle avversità. Le avversità a volte sono un grande insegnante, ma è necessario avere la forza per superarla.

La cosa reale

A livello più visibile, assistiamo alla lotta quotidiana contro la peste, il contagio, la morte, il vasto sforzo dei servizi sanitari, l’offerta che i personaggi centrali fanno, la minaccia permanente della malattia, e le sue molte forme che la presentano come un nemico onnipotente e onnipresente che il narratore personalizza ed è imprevedibile.

Da questo punto di vista, la narrazione sembra essere stata scritta oggi: ci occupiamo di tutto ciò che accade in diverse parti del mondo, dalla crisi dell’attività economica alla rottura dei legami e, soprattutto, una lotta permanente che sembra sterile e il cui fine viene ignorato.

A questo livello, così inquietante, nasce anche da una funzione della letteratura – quella che è sempre in grado di essere attuale perché coglie un’essenza che, nonostante le diverse epoche, è l’essenza umana, che muta nella sua esteriorità ma non centralmente – e l’eterna minaccia che si profila sotto forma di malattia: “Sapevo che il bacillo della peste non muore , né scompare mai, che può rimanere intorpidito per anni nell’arredamento e nell’abbigliamento, che attende pazientemente nelle stanze, nelle grotte, nelle valigie, nei fazzoletti, nelle carte e che forse arriva un giorno in cui, alla miseria e all’insegnamento degli uomini, la peste risveglierà i loro ratti e li manderà a morire in una città gioiosa”.

Il frammento finale è un esempio delle possibilità di lettura del testo: la peste è la vera malattia e allo stesso tempo metafora della condizione umana, sempre minacciata e del bene e del male.

Il simbolico

Il testo appare costruito tra il reale e il simbolico. La stessa lingua acquisisce due funzioni: informare e narrare e aprire a quelle nuove, spesso inesauribili.

La sequenza dei tram, per esempio: le persone muoiono in numeri così grandi che, in un processo graduale, le sepolture sono sempre più fatte in numero maggiore e già senza alcun sentimento nei confronti delle vittime; questo a tal punto che un cimitero al di fuori del raggio urbano deve essere abilitato.

Gli organi sono trasportati su tram da una linea fuori servizio. La sera, si sente il sonaglio sinistro delle auto vuote che non trasportano esseri viventi.

Questa sequenza è un elemento del romanzo, una delle tante visioni apocalittiche della peste. Tuttavia, possiamo portarlo come un’allusione a un capitolo non meno sinistro della storia francese: quello dei “Convogli della Vergogna”: quei treni francesi che trasportavano anche i cittadini francesi nei campi di concentramento e sterminio, in una politica collaborativa.

Ecco perché un famoso processo ha avuto luogo nel 1990. Le truppe tedesche erano poche, ma sono state in grado di dominare la Francia grazie al collaborazionismo: l’atteggiamento di Rieux, e altri personaggi come Rempart, sono i simboli di questa resistenza.

Gli assi

Parallelamente a questi mondi – la bracteggiamento e l’allegoria – il romanzo è fondamentalmente attraversato da due assi: quello della fede e dell’agnosticismo e quello della morale individuale e generale.

Una delle sequenze centrali è la morte di un bambino, che mette in crisi la fede di Padre Paneloux, i cui sermoni, come quelli del sacerdote nella storia La Inundaciàn, di Martanez Estrada, coincidono con intense piogge o forti venti, che conferiscono una qualità soprannaturale al momento.

Paneloux, per il quale una volta la peste era una punizione divina, si conquisti giustifica la sua fede, anche se non riesce a capirla: non riesce a capire come Dio permetta la terribile sofferenza e la morte di un bambino, poi Paneloux muore ma di un male indefinito che non è la peste.

Possiamo pensare che sia lui che sceglie di morire. In questo modo, ogni esperienza ammette una molteplicità di sensi e interpretazioni.

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